Anche nel 2020, l’anno dello scoppio della pandemia, le esportazioni di pasta Made in Italy sono cresciute, del 18% rispetto al 2019 e superando in valore i 3 miliardi di euro. Tra le aziende che il coronavirus non ha fermato spicca il pastificio La Molisana che ha visto il suo export crescere di oltre il 50%, con incrementi in particolare nel mercato asiatico di circa il 30%. Una crescita che prosegue in modo esponenziale visto che l’azienda è passata da una quota di export di 5 milioni di euro di un decennio fa agli oltre 70 di oggi.

La Molisana, oggi quarto player del mercato per la pasta bianca e co-leader in quella integrale, è presente nei mercati di 120 paesi. Fondata a Campobasso nel 1912 dalla famiglia Carlone come bottega artigianale, nel giro di pochi anni, grazie alla qualità del prodotto, l’azienda si afferma nel settore della produzione di pasta di semola, tanto che nel 1927 ottiene la Gran Palma d’oro in occasione dell’Esposizione Campionaria di Roma.

Nel 1966 il primo logo: quattro spighe di grano che s’intrecciano a fare da sfondo al nome dell’azienda. Nel 1982 avviene il restyling del logo, arricchito dallo stemma del comune di Campobasso, le sei torri. Nel 1991 La Molisana inizia la costruzione di un mulino adiacente al pastificio, completando così la filiera produttiva, dalla selezione dei migliori grani alla realizzazione del prodotto finito.

Nel 2011 il Gruppo Ferro acquisisce l’azienda e punta sulla filiera integrata della pasta, nella convinzione che questo vantaggio competitivo sia un patrimonio inestimabile. Il molino ed il pastificio danno vita ad una sinergia strategica per il controllo dell’intero ciclo produttivo e nel 2016 l’azienda di Campobasso firma dei contratti di filiera con una trentina di produttori locali in Molise e nel foggiano, per acquisire un particolare seme di alta qualità per il grano, chiamato Maestà.

Dal 2018, dopo 10 anni di ricerca, La Molisana si propone sul mercato con una pasta di solo grano italiano ad alto valore proteico che arriva da Molise, Puglia, Marche, Lazio e Abruzzo. In queste regioni gli accordi di filiera messi in atto dall’azienda riconoscono ad oltre 1.450 agricoltori un prezzo minimo garantito e si introducono modelli premiali che incentivano la qualità della materia prima.

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