“Cucinare è una quotidiana dimostrazione d’amore”.

Chiara Turchetti, come è nata la sua passione per la cucina?
Per caso. Avevo sedici anni, quando mi sono ritrovata in una cucina per sbaglio. Un mio amico andava in ferie e mi sono ritrovata in una brigata quasi senza saperlo. E’ stato un grande amore a prima vista. Nel frattempo già frequentavo la scuola alberghiera. Ho scelto come specializzazione la cucina ed eccomi qui“.
E’ più difficile per una donna diventare una chef di successo?
Assolutamente sì. Siamo obbligate a farci valere due volte. Per un pregiudizio duro a morire non abbiamo all’inizio nessuna credibilità. Sei da sola, quasi sempre l’unica donna della brigata di cucina, e devi raddoppiare gli sforzi, la velocità e l’intensità della tua corsa ad ostacoli semplicemente perché sei una donna. C’è una differenza enorme. Io l’ho provata tutte le volte che sono entrata in una cucina. A complicare la solitudine di una donna ci sono le etnie e le credenze religiose che oggi coesistono in qualsiasi staff. Ci sono ragazzi del Bangladesh e di altre culture, che fanno fatica a considerare una donna come una persona alla loro stessa altezza. Non è facile, ma alla fine riesci a farti accettare e riconoscere“.
Come è nata l’idea di Delivertendo?
L’idea è venuta a Giovanni, il proprietario del ristorante romano “Ai Bozzi”, dove lavoro. E’ venuto da me e mi ha chiesto: “Chiara, riusciamo a fare mangiare i nostri clienti a casa senza sacrificare neppure un livello minimo di qualità?”. Ci siamo riusciti. Grazie alla cottura a bassa temperatura e al sottovuoto, portiamo nelle case piatti semipronti che non hanno niente da invidiare a quelli ordinati ai nostri tavoli“.
Semipronti in che senso?
Noi completiamo il novantacinque per cento dell’opera. Il restante cinque per cento è delegato al cliente, che completa le cotture in pochi minuti, seguendo alcune semplicissime procedure che io illustro personalmente in filmati personalizzati, inviati a ciascuno per whatsapp“.
E’ stato subito un grande successo?
Direi proprio di sì. Chi ha ordinato una volta ha sempre riordinato per tante volte di fila. Sono conquistati dalla bontà delle pietanze italiane, i piatti della tradizione rivisitati,succulente come quelle consumate ai tavoli del ristorante. Un risultato straordinario, impossibile da conseguire con il delivery espresso tradizionale, a meno che il cliente non abiti al piano di sopra“.
Quale è stata la sua soddisfazione più grande?
Essere entrata quattordici fa nel ristorante, dove sono ora, come l’ultimissimo degli aiuti cuoco ed essere diventata la responsabile della cucina“.
Che cosa è per lei cucinare?
E’ stato un amore a prima vista. Ora è una dimostrazione quotidiana d’amore. Glielo dico con il cuore e la sincerità delle parole. Sentire un cliente dire “ma quanto è buono” un piatto che ho preparato con le mie mani, è una gioia che non si può spiegare. E’ il massimo che posso desiderare“.
Quale è il suo piatto preferito? Quello che ordinerebbe se potesse sdoppiarsi fra cliente e chef?
Come cliente direi al cameriere di portarmi un risotto cacio e pepe con un crudo di gambero rosso. Come chef ci metterei la stessa passione di sempre. Cucinare è amore“.

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