Sono più di 700 le imprese italiane del biotech, un comparto che nel 2019 ha fatturato 11 miliardi di euro, dando lavoro a 13mila persone. E che ha retto il colpo della pandemia. Sono più di 700 infatti le imprese che nel 2019 hanno fatturato oltre 11 miliardi di euro e dato lavoro a più di 13mila persone. E, soprattutto, hanno investito 1,8 miliardi in ricerca e sviluppo. Sta in questi numeri la realtà del biotech italiano, fotografato nell’aggiornamento 2021 del BioinItaly Report ripreso dal giornale wired.it.

Uno studio che racconta innanzitutto di un settore in costante espansione nel nostro paese. Con la precisazione che il dato relativo al 2020 è parziale e sottostimato, la curva mostra una crescita costante nel numero delle aziende del comparto. Altro dato in aumento è quello relativo al fatturato, che nel 2019 ha segnato un incremento del 23% rispetto all’anno precedente. Il fatturato si concentra nelle grandi aziende, quelle cioè con oltre 250 addetti, che però rappresentano appena il 9% delle imprese del comparto. Oltre l’80% delle realtà che operano in questo settore impiega meno di 50 persone. Il 20% sono riconosciute come startup innovative.

Aspetto, quest’ultimo, che porta ad un altro tema centrale in un settore come il biotech: l’investimento in ricerca e sviluppo. Tra il 2014 ed il 2019 la spesa intra muros in ricerca e sviluppo è cresciuta del 46,7% tra le aziende che si occupano di biotecnologie. Una crescita superiore al 31,5% registrato dall’intero comparto industriale italiano.

Nel settore della salute la quota maggiore degli investimenti arriva da aziende con più di 50 dipendenti. Il 49% della somma destinata alla ricerca, addirittura, riguarda realtà con oltre 250 addetti. Negli altri settori considerati dal report la proporzione si inverte, tanto che nel Gpta il 40% degli investimenti è realizzato da microimprese con meno di 10 dipendenti.

In un settore che vede oltre il 60% delle aziende attive nel nord del paese, Lombardia, Lazio e Toscana sono le regioni più importanti. Qui nel 2019 si è concentrato l’85% del fatturato ed il 75% dell’investimento in ricerca e sviluppo.

Tutti numeri, questi, che fanno però riferimento a prima della pandemia. Che però pare aver avuto un effetto limitato sul comparto. Per quanto manchino ancora dati relativi al 2020, i risultati di un sondaggio condotto da un'importante associazione datoriale di settore, tra maggio e giugno 2021 su un campione di imprese dicono che il 70% ha dichiarato un fatturato stabile, se non in aumento, nonostante la pandemia.

Questo in virtù della dimensione ridotta delle aziende del comparto e della vocazione all’export. Nonostante per la maggior parte delle imprese biotech il mercato estero rappresenti meno di un terzo del totale, questo ha contribuito a contenere gli effetti dei vari lockdown. Mentre le aziende che hanno lamentato una perdita, la quantificano tra il 20 ed il 50% del fatturato, una quota della quale contano però di rientrare entro un anno. Un segnale positivo in vista della ripartenza post-pandemica.



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